Risanamento strutturale di un ponte sul fiume Lamone con Sistemi FRP Certificati di Draco | Articoli | Ingenio

2023-02-16 16:20:52 By : Mr. Kevin Guo

I sistemi FRP certificati CVT di DRACO sono stati utilizzati per il risanamento di un ponte di viabilità ordinaria soggetto a traffico elevato, che necessitava di interventi a seguito di evidenti e significativi fenomeni di degrado del calcestruzzo e ossidazione delle armature.

L’intervento di consolidamento e rinforzo strutturale mediante sistemi FRP certificati, ha riguardato il ponte a doppio arco in c.a. denominato “Ponte Rosso” che scavalcando il Fiume Lamone, collega Faenza a Modigliana lungo la Strada Provinciale n.16, tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena.

L’infrastruttura è strategica e soggetta ad un intenso traffico locale, essendo l’unica via di collegamento tra Faenza e la vallata del fiume Marzeno.

Il ponte lungo circa 60 metri, ha 5 campate ed è realizzato in cemento armato: presenta una campata centrale ad arco incastrato, che caratterizza l’opera anche da un punto di vista estetico oltre che strutturale, con una luce di circa 24 m ed una freccia in mezzeria di circa 8 m.

La struttura è composta da due archi, uno lato monte ed uno lato valle, che corrono paralleli tra le due imposte e sono collegati da 9 traversi. Dai due archi dipartono, ad interasse di circa 2,58 m, i piedritti che formano i ‘portali’ che sostengono le travi longitudinali, aventi a loro volta uno schema statico di ponte a ‘telaio’. Le campate laterali, che consentono di scavalcare le due golene, sono state oggetto di precedenti interventi di consolidamento mediante telai metallici, effettuati nel 1994.

L’impalcato è composto da 4 travi di sezione rettangolare che insieme ai traversi, compongono un grigliato con maglie di 2,60 m di lato in senso longitudinale, in direzione parallela alle travi, e 2 m in senso trasversale, in direzione parallela ai traversi.

L’impalcato è inoltre sorretto da entrambi i lati da 10 pilastri, 8 dei quali spiccano direttamente dall’estradosso dell’arco. Tutti i pilastri hanno una sezione comune di 30 cm x 50 cm e un’altezza variabile, da un massimo di 5,50 m alle imposte ad un minimo di 40 cm in prossimità della chiave. I due pilastri interni più alti sono interrotti, come quelli esterni, da traversi che riducono la luce libera di inflessione.

Nell’insieme le strutture verticali sostengono un impalcato in cemento armato avente una larghezza di 8 m di cui 6,80 m carrabili, completato da due cordoli larghi 60 cm. A completamento dell’impalcato c’è una soletta in c.a. spessa 17 cm.

Gli interventi sul “Ponte Rosso” hanno riguardato il consolidamento statico degli archi portanti della campata centrale; le campate laterali erano state oggetto di un significativo intervento di rinforzo nel 1994, con un progetto che mediante una struttura intelaiata in acciaio, aveva lo scopo di riportare tutti i carichi sulle preesistenti fondazioni (rinforzate).

Gli archi centrali presentavano evidenti segni di degrado per carbonatazione del calcestruzzo ed ossidazione delle armature.

L’arco principale lato valle, che aveva già subito un intervento di somma urgenza nel 2017, presentava diverse criticità dovute all’aggressione ambientale e un quadro fessurativo importante, con sviluppo di fessure prevalentemente in direzione parallela all’asse dell’arco, in prossimità dei bordi liberi della sezione.

Tali fenomeni di degrado, che interessavano la sezione resistente dell’arco, con evidenti segni di disgregazione e distacco del calcestruzzo, sono imputabili all’infiltrazione e al percolamento delle acque sulle superfici in calcestruzzo, dovute sia all’inadeguatezza dello scarico acque dall’impalcato che agli eventi meteorici.

Un’analoga evoluzione del fenomeno di degrado del calcestruzzo e delle armature si manifestava come conseguenza dell’età del manufatto anche nell’arco di monte. Segni di distacco del calcestruzzo con ferri scoperti e corrosi erano evidenti anche sulle travi longitudinali e sui pilastri che si dipartono dall’arco, mentre le travi trasversali dei ‘portali’ che, tramite i piedritti, riportano i carichi dell’impalcato sull’arco apparivano, invece, in condizioni migliori.

La tipologia di interventi prevista ha comportato il rinforzo dell’arco di monte e dei pilastri, nonché il completamento del rinforzo dell’arco di valle, consolidato in prima fase mediante la ricostruzione delle sezioni resistenti con malte tixotropiche a ritiro compensato, previa rimozione delle parti ammalorate, ed il confinamento con una fasciatura continua, costituita da tessuto in fibra di carbonio applicato in due strati, soluzione questa idonea ad assicurare un adeguato grado di confinamento delle sezioni dei due archi.

L’intervento in oggetto, mirato alla risoluzione delle principali problematiche dell’infrastruttura, è stato suddiviso in due lotti:

il primo ha interessato le sottostrutture del ponte ed è stato eseguito dal basso con un cestello elevatore (PLE); in questa trance si è proceduto al ripristino:

Il secondo lotto, invece, ha riguardato il ripristino dell’impalcato del ponte, mediante il rifacimento dei cordoli (frontalini e intradosso sbalzi) e della pavimentazione stradale e l’esecuzione giunti stradali (giunti a tampone).

Gli interventi previsti, il cui obiettivo era ripristinare la capacità portante della struttura a fronte dei carichi verticali, permanenti e mobili - condizione essenziale per poter procedere successivamente a valutazioni inerenti la vulnerabilità sismica del manufatto - erano necessari per completare la messa in sicurezza del manufatto e per potere così rimuovere le limitazioni di portata in vigore dai precedenti interventi, pur mantenendo i semafori che, precedentemente posizionati internamente al ponte, dopo l’intervento sono stati spostati esternamente allo stesso, per consentire un carico della struttura solo quando i veicoli sono in transito.

L’intervento di manutenzione straordinaria è consistito nella ricostruzione della sezione di calcestruzzo espulsa o distaccata, effettuata con malte cementizie idonee a questo scopo specifico. Il ciclo del trattamento ha visto la successione delle seguenti lavorazioni:

Al termine della ricostruzione delle sezioni trasversali, si è proceduto alla fasciatura delle zone d’intervento con tessuto in fibra di carbonio in semplice strato applicato mediante resine epossidiche. Sulle fasce di FRP è stata poi applicata una finitura al quarzo. In tal modo, oltre ad assicurare un’azione di confinamento della sezione ricostruita, si è provveduto a creare una barriera contro l’assorbimento di acqua e di CO2 da parte del calcestruzzo, che costituisce la causa primaria del degrado. A tale riguardo la lavorazione è stata completata applicando una protezione generale di tutte le superfici trattate con rasatura mediante l’applicazione di 2 mani di vernice acrilica protettiva.

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Nel dettaglio, l’applicazione del sistema di rinforzo strutturale in fibra di carbonio sui due archi – un solo strato sull’arco di valle, a completamento del precedente intervento, e due strati sull’arco di monte - e sui pilastri ha previsto le seguenti fasi lavorative:

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Dal 1982 Draco produce e commercializza prodotti chimici e tecnologie innovative per l’edilizia moderna.

L’impegno ad assicurare la qualità dei suoi prodotti dal cantiere domestico alle grandi opere infrastrutturali, è attestato dalle oltre 300 certificazioni ottenute che si traducono in una gamma di sei linee di prodotto:

DRACO vuol dire assistenza e consulenza dalla progettazione alla realizzazione dell’opera, con una struttura sempre in crescita fondata su quattro pilastri:

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